[seminario]
Seminario di studi internazionale promosse dall’Archivio del Moderno, Università della Svizzera italiana con il sostegno del Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica (FNS) al progetto Il catiere nel Cinquecento tra architettura e decorazione - I. Roma.
Roma, Istituto Svizzero di Roma, Bibliotheca Hertziana, Institut Max Planck di Roma e Musei Vaticani, Città del Vaticano, 25, 26, 27 novembre 2019.


Curatori: Silvia Ginzburg, Università Roma Tre; Letizia tedeschi, Archivio del Moderno, Università della Svizzera Italiana, Vitale Zanchettine, Roma, Musei Vaticani.

Interventi di: Barbara Agosti, Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", Dipartimento di studi letterari, filosofici e di storia dell’arte; Valentina Balzarotti, Università di Roma Tre; Maria Beltramini, Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", Dipartimento di studi letterari, filosofici e di storia dell’arte; Francesco Benelli, Università di Bologna, Dipartimento delle Arti; Guido Cornini, Musei Vaticani; Gregoire Extermann, Université de Genève; Silvia Ginzburg, Università Roma Tre; Bianca Hermanin, Università Roma Tre; Emanuel Lamouche, Université de Nantes; Maria Felicia Nicoletti, Archivio del Moderno, Università della Svizzera Italiana; Carmelo Occhipinti, Università di Roma Tor Vergata, Dipartimento di studi letterari, filosofici e di storia dell’arte; Serena Quagliaroli, Archivio del Moderno, Università della Svizzera Italiana; Maurizio Ricci, Università degli Studi di ROMA "La Sapienza", Dipartimento di Storia disegno e restauro dell'architettura; Vittoria Romani, Università degli Studi di Padova, Dipartimento dei beni culturali: archeologia, storia dell'arte, del cinema e della musica (dbc); Maddalena Scimemi, Università degli Studi Roma 3; Letizia Tedeschi, Archivio del Moderno, Università della Svizzera Italiana; Paolo Violini, Musei Vaticani; Vitale Zanchettin, Musei Vaticani.



Nello sviluppo storico del cantiere cinquecentesco architettura e decorazione costituiscono un imprescindibile binomio, due aspetti complementari non soltanto dal punto di vista materiale. A Roma nel corso del XVI secolo tale interazione diventa dominante e assume caratteri nuovi nell’intreccio tra sistemi di progettazione, modalità esecutive, scelte stilistiche e tecniche.
Sono in special modo le imprese di committenza papale, e in genere quelle di carattere sacro, che vedono sperimentare una crescente integrazione dei diversi artefici, secondo modalità e con esiti che si distinguono dalla precedente tradizione quattrocentesca. La compartecipazione di architetti, pittori, scultori, stuccatori, bronzisti, ebanisti, doratori, prevista fin dalle prime fasi concettuali, giunge fino agli interventi conclusivi delle imprese architettoniche e decorative, nelle quali nuovo peso assumono le ricerche sui materiali e sulle tecniche.
Questa pluralità di competenze, che vede il farsi strada nell’urbe di una coesistenza di tradizioni tecniche e stilistiche di diversa provenienza geografica e di una nuova organizzazione del lavoro dalla sua prima concezione alle fasi ultime, rende il cantiere lo scenario principe nel quale misurare prima l’emergere, poi l’affermarsi, infine il declinare dei nuovi linguaggi lungo il XVI secolo.
Questo seminario rappresenta la prima tappa di un progetto che intende rileggere in quest’ottica la storia del cantiere artistico del Cinquecento, e che intende cimentarsi poi, in un secondo momento di riflessione, in una più ampia disamina di altri contesti, tesa anche a verificare in che modo i modelli indagati qui vengano seguiti o contraddetti altrove.
L’indagine verterà su alcuni dei cantieri più significativi della Roma cinquecentesca, seguendone lo sviluppo diacronico, dall’esperienza di Raffaello e della sua bottega, fondativa di una nuova funzione affidata al disegno nella dinamica del lavoro collettivo e di un inedito rapporto tra maestro e allievi, alla nuova formulazione dell’idea e della pratica di cantiere nata dal dialogo tra Antonio da Sangallo il Giovane e Perino del Vaga sull’onda della risposta ai modelli di Raffaello e di Michelangelo. Ripercorrendo l’eredità di quest’ultimo nelle diverse interpretazioni formulate nella seconda metà del secolo, si giungerà infine al caso dei cantieri di Sisto V, sotto certi rispetti riassuntivo, sotto altri connotato da significative differenze di intenti e modalità. Nelle opere di Domenico Fontana e nelle imprese decorative ad esse correlate giunge al massimo grado quel rapporto, già acutamente descritto da Vasari a proposito della Sala dei Cento Giorni, tra accelerazione dei tempi di lavoro, diverso ruolo delle maestranze e mutata considerazione della tenuta sul piano qualitativo. Questo snodo mostra di avere avuto significativi riscontri nelle scelte di gusto della committenza e sarà da considerare da un lato in rapporto alla diffusione di una cultura architettonica e decorativa post-conciliare, dall’altro quale apertura per il secolo successivo.
Attraverso casi di studio particolarmente eloquenti il seminario mira a una rilettura delle imprese in esame nella loro cornice storiografica e a una nuova raccolta ed elaborazione di dati su materiali, tecniche, linguaggi impiegati, con l’intento di avviare un’inedita riflessione sulla interazione tra questi aspetti. Oggetto della ricognizione è dunque lo studio delle dinamiche di funzionamento dei cantieri nei loro esiti tecnici e formali, al fine di riflettere sul processo con cui si affermarono modelli destinati a una diffusione europea. Letto in questa chiave, il tema propone un punto di vista specifico dal quale riconsiderare fenomeni noti e cruciali della cultura artistica e architettonica dell’età moderna.
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