[convegno]
Convegno internazionale di studi promosso dall’Archivio del Moderno, Mendrisio, dall’Accademia Nazionale di San Luca, Roma e dall’Istituto Svizzero di Roma; con il patrocinio dell’Académie de France à Rome - Villa Medici e dell’Ambasciata di Svizzera a Roma e il sostegno del SER (Segretariato di Stato dell’educazione e ricerca, Berna).
Roma, Istituto Svizzero di Roma e Accademia Nazionale di San Luca, 25-27 novembre 2010.

Curatori: Letizia Tedeschi, Archivio del Moderno, Mendrisio; Angela Cipriani, Accademia Nazionale di San Luca, Roma.

Interventi di: Henri de Riedmatten, Istituto Svizzero di Roma; Nicola Carrino, Accademia Nazionale di San Luca, Roma; Letizia Tedeschi, Archivio del Moderno, Mendrisio; Angela Cipriani, Accademia di San Luca, Roma; Guido Zucconi, Università IUAV Venezia; Gian Paolo Consoli, Politecnico di Bari; Susanna Pasquali, Università degli Studi di Ferrara; Tommaso Manfredi, Università degli Studi di Reggio Calabria; Giuliana Ricci, Politecnico di Milano; Anna Finocchi, Politecnico di Milano; Francesca Valli e Alessandro Oldani, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano; Carlo Mambriani, Università degli Studi di Parma; Silvia Medde, Università degli Studi di Bologna; Nicola Navone, Archivio del Moderno, Mendrisio; Rossella Fabiani, Soprintendenza SBSAE del Friuli Venezia-Giulia, Trieste; Angelo Maggi, Università IUAV, Venezia; Giovanna Curcio, Università IUAV Venezia; Giuseppe Dardanello, Università degli Studi di Torino; Elena Dellapiana, Politecnico di Torino; Annamaria Matteucci, Università degli Studi di Bologna; Francesco Ceccarelli, Università degli Studi di Bologna; Maria Felicia Nicoletti, Università IUAV Venezia; Sergio Villari, Università degli Studi di Napoli “Federico II”; Francesco Repishti, Politecnico di Milano; Marco Spesso, Università degli Studi di Genova.

“Interazioni” e “transfert” culturali sono termini dinamici che consentono di delineare le mutevoli modificazioni in atto tra differenti aree geoculturali, nel corso dei rapporti dialettici e delle reiterate interferenze verificatesi in relazione ai “percorsi formativi” e i loro primi o più rappresentativi “esiti professionali” che vedono protagonisti gli architetti e le maestranze ticinesi, tra XVIII e XIX secolo.
In quest’ottica si indaga non già l’effetto determinato da modelli dominanti o da rigide configurazioni storiche, bensì la natura delle relazioni attivate attorno al configurarsi di una cultura architettonica in una singolare regione sovranazionale dominata dalla matrice “italiana”, all’interno di un articolato e complesso quadro storico. Prendendo avvio da una più ampia riflessione sulle idee e la formazione che presiedono al “fare”, si andrà riflettendo su quanto testimoniano non solo gli stili, le tipologie e morfologie del costruito ma anche e in particolare su ciò che documentano le pratiche professionali che più d’ogni altro elemento vanno determinando la cultura architettonica impartita ed agita anche grazie alle summenzionate contaminazioni in quest’area sovranazionale nel periodo che corre dalla riforma di Carlo Fontana dell’Accademia di San Luca di Roma fino alla piena Restaurazione, quando il flusso formativo dei Ticinesi in Italia si esaurisce.


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