[rBando_Fondazione_1563_NormalePisa.jpgicerca]

Con marzo 2021 prende avvio un accordo di collaborazione internazionale tra la Fondazione Archivio del Moderno, la Scuola Normale Superiore di Pisa e la Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura di Torino della Compagnia di San Paolo. 

L’accordo ha durata quinquennale e ha la finalità di valorizzare attività condivise di studio, ricerca e divulgazione scientifica; permetterà di intrecciare gli ampi interessi storico-artistici e storico-architettonici delle tre istituzioni, promuovendo convegni, seminari e pubblicazioni, così come la partecipazione congiunta a progetti di ricerca di finanziamento locale, nazionale e internazionale.

Si partirà con un primo progetto dedicato a temi di architettura e decorazione del XVII secolo in linea con il “Programma di Alti studi sull’Età e la Cultura del Barocco”, da più anni promosso dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura, e con la valorizzazione dell’operato artistico delle maestranze ticinesi, centrale nell’azione dall’Archivio del Moderno.

Il progetto si intitola “Il sistema decorativo romano tardobarocco nel suo dialogo con l’architettura e nei suoi sviluppi in stucco e in affresco: progettualità, esecuzione e ricezione”. L’avviso di selezione, per titoli e colloquio, per il conferimento di un assegno di ricerca è pubblicato sul sito web della Scuiola Normale Superiore. La scadenza del bando è 17 maggio 2021, ore 23.59 (ora europea).

 

 

 

[rInterazioni architettoniche Svizzera Italia - Bill+Rogersicerca]

L’emanazione nel 1938 delle Leggi razziali da parte del regime fascista, lo scoppio della Seconda guerra mondiale e, infine, le conseguenze dell’armistizio dell’8 settembre 1943, segnano uno spartiacque nelle interazioni fra Italia e Svizzera nell’ambito dell’architettura: pur nella drammaticità del momento, il riparo nella confederazione dà infatti la possibilità agli architetti e agli ingegneri italiani di continuare quell’attività professionale e didattica forzatamente interrotta e di intraprendere quel percorso che traccerà un solco assai profondo nella storia dei proficui rapporti tra la Svizzera e l’Italia, su cui non esiste alcuno studio comprensivo. Lugano, in queste vicende, ha svolto un ruolo di crocevia e laboratorio: crocevia per aver accolto in prima istanza buona parte degli architetti e degli ingegneri che avevano trovato riparo in Svizzera durante le vicende belliche; laboratorio perché, a partire soprattutto dal secondo dopoguerra, è luogo di elaborazione (e di messa alla prova) di un’architettura di respiro europeo, permeata dalla cultura italiana e al contempo dalla temperie d’Oltralpe. Attraverso la ricostruzione della rete di relazioni stabilita dai protagonisti di quella stagione (considerata cioè nella sua più ampia estensione, comprendendo, oltre agli architetti, gli ingegneri, i committenti, gli artisti, gli intellettuali), e l’analisi degli altri vettori di questo scambio (come la circolazione di volumi e periodici sui due versanti; l’organizzazione di eventi espositivi, la partecipazione a convegni, giornate di studio, seminari, conferenze pubbliche; la partecipazione a trasmissioni radiofoniche e televisive, ecc.) e l’analisi delle opere, realizzate nel distretto di Lugano, che ne sono l’esito, il progetto intende ricostruire una pagina della nostra storia (non soltanto architettonica) non ancora sufficientemente indagata.

La ricerca, finanziata dalla Fondazione Ferdinando e Laura Pica-Alfieri, s’inserisce nel quadro del progetto “L’architettura fra Svizzera e Italia: scambi e interazioni, 1943-1960”, promosso dall’Archivio del Moderno, di cui costituisce il primo atto.

Responsabile del progetto
Nicola Navone, Archivio del Moderno, USI

Ricercatore del progetto
Matteo Iannello, Archivio del Moderno, USI

 

The “inventions of many works”: Domenico Fontana (1543-1607) and his building works


[rDomenico Fontana, palazzo Nuovo in Vaticano, Romaicerca]
Il progetto FNS Agora, incentrato sulla figura dell’architetto ticinese Domenico Fontana (Melide 1543-Napoli 1607), i suoi cantieri prestigiosissimi e le loro maestranze, si rivolge a un pubblico di non specialisti (lay people) ed è pensato per gli studenti della scuola secondaria e per un pubblico più specifico di architetti, ingegneri, designer, artisti, tecnici edili, studenti delle facoltà di architettura, delle scuole professionali edili e di belle arti. Apriremo un dialogo con i diversi pubblici integrando mezzi di comunicazione tradizionali e partecipativi: una mostra interattiva che si terrà, nell’ottobre 2022, presso la Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Rancate e una piattaforma di archiviazione digitale partecipata che da un lato consentirà l’accesso ai contenuti dell’esposizione e dall’altro si arricchirà, attraverso i contenuti generati dagli utenti e pratiche di crowdsourcing, di testimonianze e documenti dando spessore a una narrazione “dal basso”. Una narrazione che verrà costruendo un “common ground”, costituito da un intreccio sinergico tra ricerca storica e Public History. Il fine è di poter contribuire, con il coinvolgimento dei cittadini e delle comunità locali e professionali, a una Digital Public History; provocare, al tempo stesso, un corto circuito tra innovazione e tradizione nel riconnettere il passato e il presente delle pratiche professionali, positivo per un rilancio delle risorse territoriali attraverso modalità produttive virtuose. L’allestimento espositivo è affidato all’Atelier Blumer dell’Accademia di architettura di Mendrisio.
Il progetto vuole comunicare al pubblico generalista gli esiti del progetto di ricerca FNS “L'impresa Fontana tra XVI e XVII secolo: modalità operative, tecniche e ruolo delle maestranze” (n. 100016_150268/1, 2014-2017).
Si potrà scoprire l’impresa di Domenico Fontana e dei suoi fratelli, Giovanni, Marsilio e Santino, nel vivere in realtà immersiva l’esperienza di un cantiere cinquecentesco con la sua strutturale interdisciplinarità, le soluzioni ingegnose e le tante professionalità coinvolte per il raggiungimento di un esito corale. La mostra propone un percorso intrecciato di opere originali del XVI secolo e installazioni virtuali in grado di far vivere il lavoro nei cantieri fontaniani, testimonianza dell’evoluzione tecnologica in atto, e di offrire la restituzione di questi spazi, consentendo la visita virtuale di edifici storici solitamente inaccessibili. La mostra offre come un’esperienza plurisensoriale, personalizzata e on demand, in cui si approfondirà la conoscenza di un territorio (il Cantone TicIino) e di una vicenda storica che hanno contribuito alla storia europea, assumendo il ruolo avuto da questo architetto e le sue maestranze alla costruzione di monumenti insigni a Roma, Napoli, Amalfi e Salerno.
La comunicazione progettuale si basa su un naturale approccio multistakeholder: utilizza in modo strutturato le capacità di networking e impiega in modo mirato iniziative di marketing e pubblicità. Il progetto s’inscrive nelle attività dedicate al “terzo mandato” dell’Università della Svizzera italiana e rientra nelle finalità dell’Archivio del Moderno.

Responsabili del progetto
Richiedente principale: Letizia Tedeschi, Archivio del Moderno, USI
Co-richiedente, Nicola Navone, Archivio del Moderno, USI

Partners del progetto
Riccardo Blumer, Atelier Blumer, Accademia di architettura, USI
Mariangela Agliati, Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst, Rancate

Partner esterno del progetto
Barbara Jatta, Musei Vaticani, Città del Vaticano


39 Zanuso fabbrica[ricerca]
La ricerca intende proporre una lettura critica del pensiero, dell’opera, e delle tante attività che hanno connotato il contributo di Marco Zanuso alla cultura italiana e internazionale.
Fin dagli anni della sua formazione Zanuso coniuga un’intensa attività professionale negli ambiti dell’architettura e del design, condotta a stretto contatto con i settori più innovativi dell’industria italiana, con un’attiva partecipazione al dibattito architettonico del dopoguerra come membro del CIAM, del Movimento di Studi dell’Architettura, dell’ADI e dell’INU. Nella sua veste prima di capo-redattore della rivista “Domus” (1946-1948) poi di redattore di “Casabella-Continuità” (1953-1956), partecipa al dibattito architettonico di quegli anni introducendo temi dei quali sarà uno dei più brillanti interpreti nel corso degli anni successivi: dall’urgenza della ricostruzione alle potenzialità della prefabbricazione edilizia, dalla conoscenza dei processi produttivi industriali al rapporto tra architettura e design, dalla sperimentazione sui nuovi materiali alla collaborazione dell’architettura con le arti, dal ruolo dell’architetto nella società industriale alla “progettazione integrata”.
La ricerca si pone come obiettivi da una parte il riconoscimento dell’attualità di alcune sue intuizioni e sperimentazioni, sul piano sia del metodo sia dei risultati ottenuti, dall’altra l’indagine sulla sua metodologia progettuale, connotata dalla ibridazione tra le «tecniche di progettazione» dell’architettura e quelle dell’industrial design, e dall’approccio sistemico di derivazione scientifica.

Responsabili del progetto
Letizia Tedeschi e Annalisa Viati Navone
Durata 2018-


[ricerca]
Il progetto si propone di analizzare l’evoluzione di Milano e del Ticino grazie a una cooperazione internazionale e un taglio interdisciplinare. Lo studio delle trasformazioni fisiche della città e dei relativi progetti architettonici si basa su un approccio trasversale implicante gli aspetti che contribuirono alla formazione della peculiare spazialità urbana, dai mutamenti giuridici alle politiche editoriali, dall’opinione pubblica al pensiero politico. La ricerca, pertanto, si focalizza sulla spazialità urbana – una realtà fisica e culturale – proposta dall’esempio di Milano, del suo territorio e del Cantone Ticino, nella prima metà del XIX secolo: un caso di studio che permette di costruire un modello sofisticato di ibridazione, in cui le trasformazioni fisiche, architettoniche e urbanistiche, i cambiamenti culturali e giuridici furono determinati dalla dominazione prima di Parigi, poi di Vienna, senza interrompere la continuità di pratiche e tradizioni proprie dei territori di lingua italiana – italiani e svizzeri – che costituirono la sua area d’influenza. Seguendo un’ipotesi principale che definisce la spazialità come una realtà sia fisica che culturale, questa ricerca intreccia dunque in una prospettiva interdisciplinare metodi specifici della storia del diritto, della storia culturale e della storia dell’architettura.
Il periodo in esame, dal 1796 al 1848, corrisponde al momento in cui Milano assunse lo status di capitale, prima “francese”, poi, a partire dal 1815, “austriaca” con il Regno Lombardo-Veneto. Questo cambiamento storico, che determinò le trasformazioni fisiche e culturali della città, vide anche il Cantone Ticino acquisire un’identità politica sotto egida francese. Si assistette allora, a Milano, all’affermazione di una politica culturale che investì e trasformò lo spazio fisico e intellettuale in un laboratorio della modernità per l’insieme dei territori di lingua italiana, un laboratorio che portò in Ticino a riflettere sulla propria specificità all’interno della Confederazione elvetica. Per questo Milano si propone come un modello di studio alternativo a quello delle capitali nazionali; promotore di un’idea di spazialità immaginaria e una costruzione di una spazialità vissuta come prodotto di un processo simbolico e sociale coerente con le dimensioni fisiche, intellettuali, culturali e politiche, e economico-sociali della città.
Obiettivo del progetto è sviluppare, a partire dal caso milanese, dialogante con il limitrofo Ticino, un metodo e degli strumenti validi per affrontare tramite la definizione di un modello di ricerca innovativo, lo studio di altre città europee in merito a cui si possano rivendicare le caratteristiche e i valori di una centralità relativa all’interno di un sistema territoriale tanto complesso quanto particolare.
Il Progetto è finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica (FNS-Sinergia n. 177286), dalla durata quadriennale 2018-2022.

Richiedente principale
Letizia Tedeschi, Archivio del Moderno, USI
Segreteria
Serena Quagliaroli, Archivio del Moderno, USI
Durata 2018-
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Tra il 1945 e il 1980 l’architettura nel Cantone Ticino vive un momento di particolare fervore, che condurrà a un sempre più ampio riconoscimento, in Svizzera e all’estero, dei suoi principali protagonisti. Tale periodo è stato oggetto, in passato, di un diffuso interesse critico sostanziatosi in saggi e volumi che tuttavia hanno assunto la forma di rassegne di opere e progetti oppure hanno rivolto la loro attenzione a una cerchia ristretta di personalità, non di rado trascurando le sfumature, le differenze o i contrasti delle diverse posizioni. Questa circostanza ha fatto sì, da un lato, che alcuni protagonisti di quella stagione cadessero in una sorta di oblio storiografico, e dall’altro che prevalessero schemi storiografici riduttivi (come la dicotomia caricaturale tra “razionale” e “organico”) e dunque inadeguati a restituire la ricchezza delle esperienze e delle ricerche allora in atto.
Il progetto si propone di considerare l’architettura nel Cantone Ticino da una prospettiva quanto più ampia possibile, situandola nel contesto europeo e internazionale per mettere in luce i diversi modelli di riferimento che orientavano gli architetti, le modalità con cui questi modelli furono assunti, rielaborati, amalgamati o distorti, e l’originalità dei singoli apporti: il tutto al fine di scrivere una storia dell’architettura nel Ticino nel periodo individuato. Per conseguire questo obiettivo, l’indagine sarà focalizzata, prima ancora che sulle opere, sulla loro genesi, avvalendosi principalmente di strumenti critici quali l’analisi intertestuale e l’analisi genetica, applicate a una vasta serie di casi di studio trascelti all’interno di categorie tipologiche quali la casa unifamiliare, le abitazioni collettive, gli edifici scolastici e per il tempo libero, gli edifici per il lavoro, gli edifici per la cultura, le opere infrastrutturali. In questo modo ci si propone di conseguire, da una prospettiva storica e attraverso un’indagine analitica, una conoscenza più vasta e profonda di un periodo particolarmente fecondo dell’architettura nel Cantone Ticino, che continua a sollecitare la nostra attenzione critica e a fornire paradigmi validi anche per l’attuale pratica architettonica.
Il progetto di ricerca è finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica - FNS (n. 100016_166074/1).
La direzione scientifica del progetto è di Nicola Navone, e si avvale, della collaborazione di Serena Maffioletti, Università IUAV di Venezia.

Responsabile del progetto
Nicola Navone
Ricercatori post-doc FNS
Alberto Franchini
Ilaria Giannetti
Matteo Iannello
Orietta Lanzarini
Durata 2017-
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Alla luce della più recente letteratura, che ha modificato le conoscenze e le valutazioni sull’architettura di epoca napoleonica e post-napoleonica e che si va interrogando sulla nozione di “style Empire”, il progetto intende apportare un contributo critico in merito all’architettura che caratterizza la ricostruzione di Mosca, dopo l’incendio del 1812, in cui circa tre quarti della città venne distrutta o pesantemente danneggiata. Si intende affrontare questa ricostruzione e le sue architetture in chiave linguistica per identificare le modalità di costruzione di un inedito linguaggio. Lo scopo è quello di andare oltre gli inventari e i repertori esibiti dalla precedente storiografia, oltre il dibattito ermeneutico trascorso nel tentativo di cogliere tutti gli elementi che cambiano il volto e la vita stessa di Mosca.
In quest’ottica, si andranno ad affrontare quesiti come: si è di fronte a una particolare importazione di un internazionale “style Empire” a Mosca? O piuttosto di un autoctono “Moskovskij stil’Ampir”? Quali punti di riferimento sono stati considerati in relazione al lessico architettonico di San Pietroburgo, come di altre capitali quali Parigi, Londra, Vienna, Milano o Roma? Quali contaminazioni o ibridazioni di differenti lessici corrispondenti a tradizioni culturali autoctone o, all’opposto, a modelli di importazione o imposti dall’alto, si sono verificate? E in qual senso esse possono dirsi architetture rappresentative? Qual è il possibile legame politico, amministrativo e sociale, oltre che culturale e architettonico rilasciato da questo costruito? E ancora, secondo quale dialettica storica, quali prospettive presenti e future, si progetta e si edifica a Mosca dopo il 1812 in un linguaggio classicista e quali ricadute immediate ciò comporta? Il progetto è finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica-FNS e dal Russian Foundation for Humanities RFH (n. IZLRZ1_164062, durata triennale).

Partner della ricerca: MARCHI - Istituto di Architettura di Mosca; in collaborazione con Museo Statale di Architettura Scusev di Mosca; Osservatorio Quarenghi, Bergamo.
Partner del convegno: Centre André Chastel, Parigi; HiCSA, Université Paris I Panthéon-Sorbonne.
Responsabili del progetto
Letizia Tedeschi e Julija G. Klimenko
Ricercatori post-doc FNS
Guillaume Nicoud
Federica Rossi
Durata 2016-

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Il progetto si propone di investigare e portare alla luce, la fitta rete di trame all’origine di “stili” legati ad una cultura architettonica e artistica assonante, pur nel rispetto delle differenze culturali e territoriali relative a ogni singola regione, parte di un complesso scenario sovranazionale, da Parigi a Vienna, epicentri nella definizione di tali “modelli uniformati”, a Milano, Venezia, Trieste, Cracovia, Lubiana, Klagenfurt, Parma e Modena, ma anche a realtà urbane e territoriali asburgiche della Cechia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Croazia, e di parte della Romania, Polonia, Ucraina.
Gli orientamenti del progetto si possono riassumere nei seguenti punti: il superamento di un abusato paradigma che contrappone l’epopea napoleonica e il suo epilogo, l’Empire, alla Restaurazione, attraverso cui si tenta di proporre una interpretazione in grado di cogliere, in riferimento a una articolata area geo-storica, l’eredità dei lumi e della stagione napoleonica in ciò che segue il 1815, con la costituzione di nuove realtà istituzionali, culturali, artistiche e architettoniche, sociali e politiche, proponenti mutati scenari urbani, fondamento delle città moderne.
Il progettato e il costruito, se affrontato nell’ottica considerata, può testimoniare – per singole realtà come per identità istituzionali, dall’attività di un architetto a quella formativa di accademie o regolatrice di commissioni di ornato, dagli allestimenti e scenografie teatrali agli ornamenti e ai decori urbani, od altro ancora – attraverso un ventaglio sufficientemente ampio e diversificato di casi, la ricchezza e la complessità dei “modelli” elaborati, consentendone una più stringente analisi e concorrendo altresì a delinearne la portata europea. La messa a fuoco di “modelli uniformati” esplicitati da differenti attori, e l’esame critico della loro genesi, può portare a una più consapevole valutazione critica degli esiti di tale fenomenologia artistico-culturale. In questa prospettiva, la figura dell’architetto ticinese Pietro Nobile può offrire un terreno ideale per la verifica del processo di elaborazione stilistica che è il focus del progetto. La ricerca avrà come esiti la pubblicazione di un volume su tale tema e un volume monografico dedicato all’architetto ticinese.

Partner: Università IUAV, Venezia-Dipartimento di Architettura Costruzione Conservazione; Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia.
Partner del convegno: Scuola dottorale interateneo in Storia delle arti, Venezia; Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia, Trieste, in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini di Venezia e l’Istituto Storico Austriaco di Roma.
Responsabili del progetto
Letizia Tedeschi, Rossella Fabiani e Guido Zucconi
Durata 2015-

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Il progetto di ricerca ha indagato il ruolo recitato dalla tecnica e dall’economia di cantiere esplicitata dall’impresa dei fratelli Fontana (Giovanni, Domenico, Marsilio e Santino), dagli anni Sessanta del XVI secolo al secondo decennio del XVII secolo, con particolare riferimento ai decenni che precedono e seguono il pontificato di Sisto V. Il periodo individuato comprende il trasferimento dei Fontana da Melide a Roma (1560 ca.-1585), la nomina di Domenico a architetto pontificio sotto Sisto V (1585-1590), il trasferimento di questi a Napoli (1593) e la morte dell’ultimo di loro, Giovanni, nel 1614.
La ricerca ha chiarito se e in che misura le esperienze compiute dai Fontana negli anni precedenti il pontificato di Sisto V, per loro segnati dalla committenza degli Sforza di Santa Fiora, hanno favorito le urgenze imposte dall’attuazione dei grandiosi progetti sistini e la messa a punto di innovative soluzioni tecnico-operative, così come ha precisato quanto di ciò deriva, negli esiti successivi: a Napoli, dopo il passaggio in quella città di Domenico, e a Roma, dove l’impresa Fontana continua ad essere attiva sotto la guida di Giovanni.
La ricerca ha ampliato pure la conoscenza sull’opera della famiglia Fontana e ha colmato vistose lacune storiografiche.
Progetto finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica (n. 100016_150268/1 durata triennale, 2 ricercatori post-doc).

Partner del progetto
: Francesco Paolo Fiore, Dipartimento di storia disegno e restauro dell’architettura dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”; Giovanna Curcio, Dipartimento di Culture del progetto dell’Università IUAV di Venezia; Sergio Villari, Dipartimento di architettura, Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
Responsabili del progetto
Letizia Tedeschi e Nicola Navone
Ricercatori post-doc FNS
Maria Felicia Nicoletti
Paola Carla Verde
Durata 2014-

[ricerca]
Lo studio si propone di portare alla luce la complessità insita nella nozione di “sintesi delle arti” quale si è venuta delineando in Europa e in America negli anni 1945-1968, per definirne i caratteri peculiari, gli ormeggi teorici, e per rintracciarne assonanze e differenze. Appena conclusa la Seconda guerra mondiale, architetti, artisti, operatori visuali attivi nelle più diverse forme d’arte e la stessa critica di riferimento, si fanno promotori di una nuova collaborazione che incide sul loro operare a livello di programmi, di pratiche, di contenuti e di linguaggi. La “sintesi delle arti” ha non poco occultato fenomeni, ricerche, esperimenti e manifestazioni che ne sono stati, ad un tempo, la premessa e il fondamento, e che possiamo designare comprensivamente con il termine “intertestualità”. Si tratta di relazioni intertestuali a tal punto connaturate alle strategie creative, alle consuetudini di pensiero e alle tecniche di lavoro delle diverse produzioni artistiche che gli addetti ai lavori faticano a riconoscere negli altri media e che temono addirittura di riconoscere, presi come sono da vertigini ontologiche.

Partner: Institute for Advanced Study, Princeton University; Istituto Svizzero di Roma; American Academy di Roma; Museo Cantonale d’Arte di Lugano.
Responsabili del progetto
Bruno Reichlin e Letizia Tedeschi
Durata 2012-

[ricerca]
I.30 Fondo Paolito ed Ezio Somazzi. 1890-1925 ca.
La ricerca mira a ricostruire l’attività dei due fratelli architetti Paolito ed Ezio Somazzi, muovendo dallo studio analitico dell’archivio professionale di Paolito, depositato presso l’Archivio del Moderno, dove sono confluite anche tracce dell’attività del fratello minore Ezio. Scopo del progetto è di indagare le caratteristiche dell’opera di Paolito Somazzi, la sua ricerca tipologica, che si legge in particolare nell’evoluzione del tema alberghiero, e quella linguistica, che si differenzia all’interno del panorama dell’Eclettismo e del Liberty ticinese.

Responsabile del progetto
Riccardo Bergossi
Durata 2003-

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